Ogni lezione ha cinque fasi, sempre nello stesso ordine.
Non sai quanto durano. Sai che arrivano. Ed è questo che ti permette di prepararti.
Le cinque fasi sono la struttura del tempo di un'ora di lezione: ingresso, rituali, caos, lezione vera, uscita. La durata di ognuna cambia ogni giorno, con la classe, con il tempo che fa, con come ti sei svegliato. La sequenza no: quella è sempre quella. Sapere che c'è, e prepararsi fase per fase, è quello che fa reggere una lezione da sola.
Se vuoi una lezione che regge da sola
Serve se la tua è una di quelle classi che a scuola chiamiamo "vivaci". Se fai fatica ad ottenere silenzio, se passi l'ora a richiamare più e più volte invece che a insegnare, e la sera hai la voce che se ne va.
Non è un'altra cosa da aggiungere a quelle che fai già. È lo stesso tempo che hai in mano, messo in un altro ordine. Insegno alle superiori da trent'anni e per buona parte di questi ho fatto il contrario: entravo in classe e reagivo a quello che trovavo.
Non ho inventato io le cinque fasi. Ho disegnato lo schema riadattandolo alla nostra ora di lezione, ispirandomi a Wilhelm Reich e a Gabrielle Roth. Quello che ho aggiunto è la parte che riguarda noi: che cosa fare, in ciascuna fase, domani mattina.
1Fase 1L'ingresso
Entra in silenzio. Stanno chiacchierando e fingono di non accorgersi di te: fingono, appunto. In un nanosecondo ti hanno già studiato in ogni dettaglio.
Domani mattina, in ordine:
- Collo disteso, non rigido.
- Bocca chiusa ma rilassata, senza stringere le labbra.
- Sguardo neutro, calmo, rivolto alla classe, senza fissare nessuno in particolare.
- In piedi davanti alla cattedra, non dietro: adesso la cattedra è una barriera fra te e loro.
- Zitto, finché non hai l'attenzione generale.
Il silenzio lavora per te: fa nascere la curiosità, e l'interesse dei ragazzi si gira verso di te da solo. Se la classe è già nel caos non è facile, e allora l'unico posto dove tenere l'attenzione è il tuo respiro: l'aria che entra e che esce, senza ansia. Non serve altro.
Quanto ci vuole: pochi minuti. La prima volta ti sembreranno lunghissimi.
2Fase 2I rituali
Dopo l'ingresso ognuno di noi si comporta più o meno sempre allo stesso modo, seguendo un copione personale che i ragazzi imparano a riconoscere prestissimo. Il rituale quindi c'è già. La domanda è se l'hai scelto tu.
Un gesto ripetuto rassicura, e dice una cosa sola: anche oggi sono qui con te. Se hai un bambino in casa, o un cane, sai già di che cosa parlo: sono loro a chiederci di rifare certe cose sempre nello stesso modo, perché quel copione conferma il legame.
Domani mattina: scegline uno e tienilo. L'appello includente (chiami per nome, cerchi lo sguardo, tieni la voce bassa) è quello che costa meno e rende di più. Il Casinometro proiettato è l'altro: il rumore diventa un numero che vedono tutti, e la regola la fa il numero al posto tuo.
La porta semi-aperta. Lasciala così: né chiusa né spalancata.
Dice due cose insieme, senza che tu debba dirle: "sono aperto" e "questo è uno spazio protetto". Funziona meglio di qualsiasi regolamento.
Quanto ci vuole: tre minuti l'appello. La porta, zero.
3Fase 3Il caos
Può sempre succedere, anche quando sarai diventato esperto anti-caos. Quindi mettilo in conto: è una fase prevista, non un tuo fallimento.
Esplode per i motivi più impensabili, soprattutto quando la tensione è alta, per esempio durante una verifica: una matita che cade, uno starnuto, uno che chiede di uscire nel momento peggiore, una folata di vento che fa sbattere le persiane.
Puoi reprimerlo, oppure capire a che cosa serve: è il gruppo che ti mette alla prova per sapere se anche oggi può affidarsi a te. Non ne sono consapevoli, e non è contro di te.
Domani mattina, quando scoppia:
- Non alzare la voce. Se la alzi, hai risposto alla domanda sbagliata.
- Torna alla fase 1: postura, respiro, sguardo neutro. Fermo dove sei.
- Se hai il Casinometro proiettato, indicalo e stai zitto: quando il numero sale, sono loro a regolarsi.
- Riprendi da dove eri, senza commentare quello che è appena successo.
Reggere il caos senza scomporsi è la chiave di volta di tutto il mestiere. Non si impara leggendo: si impara facendolo, un'ora alla volta.
Quanto ci vuole: è l'unica fase che si accorcia. Curi le altre quattro e questa si prende sempre meno tempo.
4Fase 4La lezione vera
Qui non ho niente da insegnarti. Della tua materia lo specialista sei tu, e se una lezione è fatta a casaccio i ragazzi se ne accorgono prima di te.
L'obiettivo di tutte le altre fasi è uno solo: lasciare più tempo possibile a questa. Il metodo non entra nei contenuti, libera lo spazio in cui stanno.
Domani mattina: quando questa fase parte, insegna e basta. Non tornare indietro a regolare i conti col caos di poco fa.
Quanto ci vuole: tutto il tempo che le altre quattro riescono a lasciarle. È questa la partita.
5Fase 5L'uscita
Va sempre fatta a testa alta. È il momento più trascurato di tutti, perché di solito corriamo: salutiamo di fretta il collega che entra e via verso la classe successiva, che è senza docente e speriamo che nessuno si faccia male.
Se i primi minuti decidono il clima della lezione che comincia, il saluto decide quello della prossima.
Domani mattina: prima di uscire, gira lo sguardo verso la classe. Saluta. Se ti riesce, con un sorriso. Non aggiungere altro, non servono salamelecchi.
Quel saluto dice una cosa precisa: qualsiasi cosa sia successa oggi, la prossima volta ricominciamo da qui. Senza ripicche, senza conseguenze. Solo un insegnante autorevole può permetterselo, e loro lo sentono.
Quanto ci vuole: il tempo di girare la testa.
Quanto ci vuole, in tutto
Niente più di quello che spendi già. L'ingresso e i rituali stanno nei primi minuti dell'ora. Il caos è tempo che stai perdendo comunque, ed è l'unico che si accorcia. L'uscita è il tempo di girare la testa verso di loro.
L'autorevolezza non è un dono di natura: me ne sono accorto tardi. Viene da come è organizzato quel tempo. E a organizzarlo sei tu.
Come fai a sapere se sta funzionando
Per una settimana, la sera, scriviti due righe: che cosa è successo in ciascuna fase e quanto è durata. Non serve un quaderno serio, basta un foglio.
Quello che devi guardare è una cosa sola: se il tempo della fase 3 si sta accorciando a vantaggio della fase 4. Se succede, il resto viene da sé. Provare per credere.
Se vuoi la prima mossa via email
Come farsi ascoltare è un corso gratuito via email.
Tre email, una al giorno. Ognuna ti dà una mossa sola.
Tre minuti di lezione. Non tre ore di formazione.
Niente da studiare, niente da installare, niente da comprare. Se dopo la prima ti sembra fumo, ti cancelli e non ci pensiamo più.
Dove te lo mando?
Ricevi la prima mossa domani mattina.
Niente spam. Ti cancelli quando vuoi.
Il rituale che sta nella fase 2 ha una pagina sua: l'appello includente, tre minuti all'inizio dell'ora.
Il Casinometro è una web app gratuita e lo resterà sempre: nessun account, nessuna installazione, e l'audio non esce mai dal tuo dispositivo. Puoi aprirlo adesso e proiettarlo domani.