Chi sono
Mi chiamo Mauro Sandrini. Insegno alle superiori.
Se sei qui probabilmente torni a casa con la voce rotta e quella domanda che gira: “Ma sono io che non sono capace?”
No. Non sei tu. Ho fatto la stessa domanda per anni. La risposta l’ho trovata nel laboratorio di un prof di fisica di Faenza, tra cacciaviti e saldatori.

Il prof che mi ha cambiato la vita
Nel 1979 un prof di fisica che si chiamava Paolo Vassura prese un vecchio mangiadischi, lo smontò, ci appiccicò un microfono e un disco recuperato da un contatore dell’Enel buttato in discarica, e lo trasformò nel primo fonometro da classe. Quel disco girava e mostrava ai ragazzi quanto rumore producevano quando stavano insieme. Istituto tecnico di Faenza. Ingegnere, artigiano, mani grandi che sapevano costruire qualsiasi cosa.
Non l’ha costruito da solo. Ce l’ha fatto costruire insieme. E io sono saltato sulla sedia.
Successe una cosa strana. Quando i ragazzi vedevano il loro casino trasformarsi in un numero sul display, non un voto, non una minaccia, solo un numero, si regolavano da soli. Nessuno urlava. Nessuno minacciava. Il caos diventava dialogo.
Quell’aggeggio si chiamava Casinometro. E quella lezione non me la sono più dimenticata.
L’intervista a Paolo Vassura, inventore del Casinometro
Il video si carica da YouTube solo quando lo avvii.
Ho intervistato Paolo nella sua officina, prima che l’alluvione portasse via il laboratorio. In questo video racconta com’è nato il primo Casinometro. Con le mani e con gli occhi.
Quello che ho combinato dopo
Ci ho messo trent’anni a capire cosa aveva scoperto Paolo.
Nel frattempo ho fatto tutti gli errori che si possono fare in una classe. Ho urlato. Ho minacciato. Ho provato il silenzio punitivo, quello che funziona per trenta secondi e poi ricomincia tutto. Tornavo a casa sfinito. Ogni sera.
Poi ho cominciato a cercare. Nelle neuroscienze ho trovato risposte che la pedagogia tradizionale non mi dava. Ho capito perché lo strumento di Paolo funzionava: non era il fonometro, era il meccanismo di autoregolazione che attivava nel gruppo.
Ho costruito un protocollo attorno a quell’intuizione. L’ho testato prima nelle mie classi. Se non funzionava lì, non lo insegnavo a nessuno. Poi l’ho condiviso.
A cosa serve davvero il Casinometro
Una cosa va detta subito: il Casinometro non serve a creare il silenzio del cimitero.
Se cerchi uno strumento per ottenere classi mute, sei nel posto sbagliato.
Il Casinometro insegna a lavorare insieme sottovoce. Sottovoce è il tono dei momenti intimi, anche quando si impara, anche quando si è in venti. È quello che succede quando i ragazzi collaborano, si parlano, si aiutano, e lo fanno a un volume che permette a tutti di pensare.
Non il controllo imposto dall’alto. La consapevolezza che nasce dal basso.
I ragazzi vedono il rumore, lo sentono come dato condiviso, e scelgono, loro, non tu, di abbassare il volume. Non per paura. Per il piacere di lavorare bene.
“Subito dopo il seminario ho utilizzato in classe il Casinometro e mi è sembrato uno strumento meraviglioso, i ragazzi davvero si autoregolano. L’educatore che lavora in classe con me l’ha definito una trovata geniale, perché ha effetti immediati.” Simona, insegnante, Roma
Non sono un guru
Corso Eliminare il Caos in Classe con MauroInsegno alle superiori da più di trent’anni. Ho una laurea in ingegneria e un dottorato in sociologia, che tradotto significa: so ragionare per sistemi e capisco come funzionano i gruppi umani. Per un po’ ho diretto un centro di ricerca sull’innovazione educativa all’università. Ma il mio posto è in classe. Ci sto ogni giorno, come te.
Non lavoro da solo. Il mio approccio nasce dall’incrocio tra pratica quotidiana in classe e ricerca. Sono professore a contratto all’Università di Pisa nel Corso di perfezionamento in “Pratiche Dialogiche nelle Organizzazioni Complesse”, e collaboro con ricercatori e professionisti che portano rigore scientifico a quello che nasce dal campo. Sono membro della InACoRP (International Association of Contemporary Reichian Psychotherapy), l’associazione internazionale che riunisce psicoterapeuti reichiani di diverse generazioni per far evolvere l’analisi del carattere della relazione.
Fin qui più di 3.000 insegnanti hanno seguito i corsi. La newsletter la leggono in più di 8.000 ogni settimana. Non perché io sia speciale, ma perché parlo la stessa lingua di chi ogni mattina apre quella porta e affronta il caos.
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